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Variabilità

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In statistica, la variabilità di una distribuzione rappresenta gli aspetti di dispersione, cioè il maggiore o minore addensamento delle osservazioni intorno ad una media, e di disuguaglianza, cioè la diversità delle varie osservazioni tra loro;[1] quindi la varianza di un carattere , rilevato su unità statistiche, è l'attitudine di questo a manifestarsi in diversi modi, ossia con diverse modalità.

Quando il carattere è quantitativo, la variabilità può essere misurata usando indici basati sulla distanza delle modalità rispetto ad un indice di posizione (generalmente rispetto alla media aritmetica o alla mediana); gli indici di variabilità più utilizzati sono la varianza, lo scarto quadratico medio o deviazione standard, il coefficiente di variazione.

Se invece il carattere è qualitativo, la variabilità può essere misurata con indici di eterogeneità.

Le proprietà della variabilità sono:[2]

  1. non negatività: la misura di variabilità ha sempre segno non negativo
  2. condizioni di nullità: la misura di variabilità è nulla se e solo se tutti i termini della distribuzione sono uguali tra loro
  3. monotonicità: assume valori tanto più grandi quanto maggiore è la diversità tra le modalità della distribuzione
  4. invarianza per traslazione:
  5. non-invarianza per prodotto:

Esempio 1: rileviamo il carattere reddito su 5 unità statistiche; supponiamo che il risultato della rilevazione sia 1.000 euro su ognuna delle 5 unità: in tal caso la variabilità del carattere sarà nulla perché il carattere reddito si è manifestato sempre nello stesso modo (ossia con un'unica modalità: 1.000).

Esempio 2: supponiamo che, nel contesto dell'esempio precedente, il risultato della rilevazione sia 1.000 sulla prima unità, 1.100 sulla seconda, 1.500 sulla terza, 5.000 sulla quarta e 8.500 sulla quinta; in tal caso, la variabilità del carattere risulta maggiore di zero, perché il carattere si è manifestato sulle cinque unità statistiche con diverse modalità.

Esempio 3: supponiamo ora che il risultato della rilevazione sia 800 sulla prima unità, 12.000 sulla seconda, 6.500 sulla terza, 9.000 sulla quarta e 2.500 sulla quinta; in tal caso la variabilità aumenta perché le modalità rilevate, oltre ad essere tutte diverse, risultano essere più "distanti" tra loro.

In generale, la variabilità di un carattere quantitativo è tanto maggiore quanto più numerose sono le modalità con cui esso si manifesta sulle unità statistiche e quanto più le modalità rilevate sono "distanti" tra loro.

  1. Maurizio Pertichetti, Indici di variabilità (PDF), Università degli studi di Perugia.
  2. Indici di variabilità, Università degli studi di Napoli.

Voci correlate

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